Ci sono buone ragioni per praticare shiatsu con tuo figlio, con la tua compagna o con il nonno...
…in un mondo che fatica a fermarsi ed ascoltare.

Una comunicazione “incarnata”

Il più recente filone delle teorie della comunicazione è rappresentato dalla Scuola di Palo Alto in California, di cui Paul Watzlawick riveste una delle figure più rappresentative. Nell’opera “La pragmatica della comunicazione umana” edito nel 1971, ed ancora testo fondamentale sull’argomento, egli afferma: “non è possibile non comunicare“.
Watzlawick ed i colleghi applicando il pensiero cibernetico alle scienze sociali, iniziarono a riflettere sulla distinzione tra comunicazione digitale ed analogica. In quest’ottica la comunicazione verbale rientra nella categoria digitale, rispetto a quella non verbale e paraverbale che appartengono alla categoria analogica. Dai loro studi è emerso con forza il ruolo centrale della comunicazione non verbale e paraverbale come veicolo dei messaggi al livello emotivo. Uno studio condotto negli stessi anni dallo psicologo Mehrabian ha evidenziato che nelle situazioni in cui la comunicazione riguarda sentimenti ed atteggiamenti, circa il 93% delle informazioni transitano attraverso questo canale “analogico” coinvolgendo linguaggi comunicativi strettamente connessi con il mondo emotivo e generalmente meno consapevoli (postura, gestualità, tono, ritmo…). In altri termini potremmo dire che il corpo assume un ruolo centrale nella comunicazione, come anche nella produzione di significati. La relazione umana non può che essere una relazione incarnata in un corpo, e questa osservazione ci evidenzia quanto sia importante porre attenzione al corpo, ai suoi linguaggi ed alla sua punteggiatura.

L’ascolto ha luoghi e tempi

Ognuno di noi può scegliere se comunicare in modo casuale, spontaneo o scegliere una strategia, prestando attenzione sulla comunicazione. Ma qual’è oggi la dinamica comunicativa che spontaneamente tendiamo a riprodurre? Certamente viviamo un’epoca che ci ha dato strumenti straordinari per comunicare oltre al tempo ed allo spazio, regalandoci la promessa di non essere mai davvero soli. Ma, tristemente, questa promessa porta con se il limite di una comunicazione dis-incarnata che si dimostra fragile e vuota. L’assenza del corpo non riguarda solo l’altro con cui comunico, ma l’esperienza suggerisce che pure l’esperienza del nostro corpo rischia di perdere spessore: venendo ad impoverirsi l’esperienza della prossimità, finiamo per ritirarci ad “abitare la testa”.

Shiatsu in famiglia come strategia di ascolto

Questo ed altro fanno si che tante famiglie, nella frenesia dei ritmi quotidiani, sentano la mancanza di spazi e momenti da dedicare all’ascolto reciproco, nella coppia e con i figli. Talvolta sovraccaricati da tante parole, informazioni e messaggi digitali, rischia di venire meno anche il desiderio di aggiungere nuove parole.
E’ sul piano comunicativo e dell’ascolto che lo Shiatsu può diventare uno strumento significativo oltre che per sé, anche per l’intera famiglia. Il contatto corporeo rappresenta un piano diverso su cui comunicare, altro da quello verbale-informativo-digitale, ma altrettanto centrale per favorire la cooperazione tra le persone e il benessere psicologico.
La stimolazione del corpo non è un “vezzo”, bensì una carezza, un contatto prolungato, un sostegno avvolgente sono gesti che veicolano messaggi di grande vivacità e franchezza. Il canale corporeo è estremamente potente nella comunicazione di sentimenti profondi come “ho fiducia in te”, “desidero il tuo bene”, “io ci sono per te”.

Lo Shiatsu allena al gesto gentile, all’ascolto profondo, ha a che fare con l’abbraccio: sono competenze che trovano nella famiglia un luogo privilegiato. Esercitare una pressione Shiatsu richiede di uscire dal proprio equilibrio per “lasciarsi sostenere” dall’altro. La pressione che si realizza non è una forza muscolare, bensì scaturisce dal rilassare i muscoli per appoggiarsi all’altro, lasciando lavorare la forza di gravità per fare esperienza di poter essere tramite di una “forza” che va oltre la propria. Praticare questa disciplina aiuta a tornare ad ascoltare il proprio corpo, la postura, le sensazioni fasciali e viscerali, tornare a riappropriarci delle dinamiche “analogiche” che hanno tempi più lenti per essere apprezzati rispetto al ritmo delle “informazioni digitali”. Allenarsi ai tempi lenti, a lasciare emergere e riconoscere i cambiamenti che coinvolgono il corpo, ed il corpo emotivo, nostro e quello dell’altro, è un antidoto grande all’illusione del “tutto subito” od del “tutto sotto controllo” che caratterizza spesso le nostre relazioni.

Lo Shiatsu ha una dimensione meditativa, ma in un senso particolare: non è mai individuale, e non è mai dis-incarnata. In questo può essere una risorsa per inquadrare l’ascolto e la cura come parte di un linguaggio spirituale che coinvolge la famiglia, per percorrere in maniera delicata la strada del “noi” attraverso percorsi non esclusivamente verbali.

Tradizionalmente in Giappone lo Shiatsu era praticato in maniera non professionale all’interno delle mura domestiche. Anche io, come altri compagni di pratica, abbiamo potuto sperimentare la validità di questa proposta, e per questo propongo nel mio studio piccoli laboratori di “Shiatsu in famiglia” per insegnare a coppie, famiglie, genitori e figli, nonni nipoti, semplici percorsi di Shiatsu che potranno continuare a sperimentare a casa. In questi laboratori pratici, costituiti da tre incontri, il cuore non sarà apprendere una tecnica esatta, ma piuttosto sperimentare una intenzione ed una qualità di presenza, così da poter lasciare alla relazione un luogo per “incarnarsi” ed il tempo per emergere.

Se siete interessati a conoscere meglio la proposta dei laboratori di “Shiatsu in famiglia” contattarmi per informazioni: sceglieremo assieme la data dei tre appuntamenti, sarà semplice e piacevole.