
Abbiamo bisogno di immaginare la pace, ma anche di allenarci a costruirla, ed a riconoscerla nelle sue molteplici forme.
Lo Shiatsu nel suo piccolo può essere uno strumento.
Un cantiere aperto
Viviamo in tempo in cui violenza e guerra pesano sulle vite di tanti. Facciamo fatica ad immaginare la pace, e questo ci rende ancora più vittime di narrazioni rassegnate ed arrabbiate, sul nostro futuro e sul mondo. Ognuno, con i propri strumenti, ha però titolo nel farsi ambasciatore di percorsi di pace.
Giovanni Paolo II durante il discorso pronunciato ad Assisi il 27 ottobre 1986, all’apertura della prima storica preghiera interreligiosa per la pace di Assisi, disse: ” La pace è un cantiere aperto a tutti, non solo agli specialisti, ai sapienti e agli strateghi. La pace è una responsabilità universale”.
In un mondo segnato dalle tensioni della guerra fredda, quella nuova stagione di dialogo portò frutti che ancora oggi stanno maturando, aiutando a superare incomprensioni, diffidenze e chiusure.
Accostare Shiatsu e pace forse è troppo ambizioso, ma è davvero tempo di immaginare la pace valorizzando ogni azione, ogni sensibilità, ogni disciplina, perché possa diventarne umile strumento.
Giovanni paolo II
La pace è un cantiere aperto a tutti, non solo agli specialisti, ai sapienti e agli strateghi. La pace è una responsabilità universale
Inserito all’interno di un impegno di vita più ampio anche lo Shiatsu, dalla sua prospettiva, può essere uno strumento per nutrire il bisogno di speranza e di pace che portiamo dentro, ed allenarci a realizzarlo attorno a noi.
L’ambizione ad una vita più bella
Lo Shiatsu è un’arte della salute, ed in quanto “arte” incarna l’ambizione di accompagnare verso una vita più bella. Questo non solo perché può arricchirla di salute, ma anche perché ha la capacità di sostenere percorsi di pacificazione. Il corpo diventa un luogo dove incontrare e sperimentare la pace. Tokujiro Namikoshi uno dei fondatori di questa disciplina, amava dire: “Nello Shiatsu si sfiorano pelle e pelle. Tramite questo spariscono gli scontri. L’obbiettivo è creare la pace, e lo Shiatsu è lo strumento”.
Riguardo i conflitti dentro di noi
Spesse volte scopriamo di vivere un conflitto già dentro di noi: dolori, posture rigide, pensieri ricorrenti e umori negativi. Tornare a fare pace nel corpo e ritrovare il gusto ad “abitarlo”, ascoltare ed armonizzare i traumi ed i vissuti emotivi “viscerali” è un cammino che questa disciplina accompagna a realizzare, affiancati da un “facilitatore” che sa leggere e fare emergere bisogni e strategie dall’ascolto silenzioso del corpo.
Attraverso i trattamenti Shiatsu si stimola il riallineamento del sistema nervoso, disinnescando il conflitto ricorrente tra i tre livelli evolutivi del cervello cranico: quello limbico/rettiliano – emozionale/mammaliano – razionale/neocorteccia. Le pressioni delicate ed avvolgenti attivano il sistema nervoso parasimpatico, che è connesso a quelle funzioni del corpo che lavorano “in tempo di pace”: riposo, trasformazione e guarigione.
Il contatto accogliente dello Shiatsu, come un abbraccio materno, unito alla stimolazione di meridiani e punti dell’agopuntura, invita i “nodi” del sistema muscolo-fasciale a districarsi, rilasciando l’eccesso di tensione e riportando allo stesso tempo tono ai tessuti che ne sono carenti. Il nostro corpo può liberarsi della “pesante corazza protettiva che spesso indossiamo” per assumere nuove posture. Con esse liberiamo anche nuove “posture emotive”, ovvero una rinnovata capacità di porsi in maniera creativa ed autentica nelle relazioni sociali, più liberi da diffidenza e spirito di rivalsa.
Riguardo i conflitti attorno a noi
Lo Shiatsu ha una dimensione meditativa, ma in un senso particolare: non è mai individuale, e non è mai disincarnata. Non può essere praticato da solo perché si articola come un dialogo, non verbale, fatto di pressioni e rilasci, scanditi da ritmi e pause proprio come la punteggiatura in una narrazione. Lo Shiatsu è sempre un “noi” e si incarna sempre nel corpo, per considerarne i bisogni: in questo senso ci accompagna attraverso una dimensione meditativa non individualista e non confinata nel razionalismo, due trappole in cui spesso la cultura del nostro tempo ci schiaccia. Lo Shiatsu quindi allena all’ascolto di se e degli altri, allena all’attesa, ed in ultimo a riconoscere ciò che di buono può emergere da un dialogo silenzioso e rispettoso.
In questo può essere una risorsa per inquadrare l’ascolto e la cura come parte di un linguaggio spirituale che coinvolge la famiglia, per percorrere in maniera delicata la strada del “noi” attraverso percorsi non esclusivamente verbali.
La forza di un gesto gentile
Shiatsu è anche uno strumento educativo se inteso come “via del tocco gentile”, un’arte per uomini e donne che si fanno interpreti di gesti di cura. Prepara all’ascolto non giudicante, a cogliere l’importanza di prendersi una sosta dal “dover fare”, a fare esperienza di “un tempo di attesa” perché le forze buone possano emergere.
Lo Shiatsu in Giappone è tradizionalmente diffuso anche in una dimensione domestica non professionale: la famiglia è un ambito privilegiato per viverlo perché la pratica ha molto a che fare col linguaggio dell’abbraccio e della carezza, competenze naturali all’interno di un percorso di coppia e genitoriale. Lo Shiatsu può essere uno strumento speciale per creare spazi di ascolto profondo e di accoglienza che oggi anche in famiglia si fatica a trovare perché focalizzati su un primato “logico-verbale” della dimensione relazionale, o piuttosto perché distratti da stimoli digitali mordi e fuggi. Spegnere televisore e smartphone per dedicare al proprio compagno, od al proprio figlio, 15 minuti di un silenzioso trattamento, può liberare energie grandi ed inaspettate, può risvegliare “il gusto del noi”, può rappresentare un investimento di pace in famiglia.